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  • Salvatore

Passeggiata sul corso di Benevento: un museo a cielo aperto.

Sì lo so, questo articolo vi potrà sembrare un po’ di parte visto che, a detta di Arianna, sono ormai diventato un figlio adottivo di questa terra hahaha. La verità è che, già quando sono arrivato la prima volta qui, ma soprattutto quando ho iniziato a visitare e vivere la città in tutte (o almeno quasi tutte) le sue sfumature, ne sono rimasto estasiato.

Mi è sempre piaciuto riferirmi a Benevento come un vero e proprio museo a cielo aperto... e in questo articolo vi spiego il perché!

Abbiamo deciso di dividere i monumenti e i musei cittadini in più articoli, quindi, per sapere proprio tutte le cose da visitare, vi toccherà seguirci (OPS ahahah)


La Rocca dei Rettori

Non ci vorrebbe molto tempo a percorrere a piedi da un capo all’altro Corso Garibaldi, vista la sua ridotta lunghezza. Il fatto è che, facendo attenzione a tutti i pezzi storici e artistici presenti lungo tutto il tragitto di questo museo a cielo aperto, ci vorrebbero ore e ore

Iniziando dalla parte alta del centro storico e guardando verso la parte bassa, la visuale che ci si presenta di fronte è netta: sulla destra abbiamo l’antica cinta muraria longobarda, ancora quasi completamente intatta, mentre sulla destra giace imponente la Rocca dei Rettori, composta dalla torre di origine sannita, poi romanizzata e ristrutturata dai longobardi, e l’adiacente Palazzo dei Rettori, ovvero il luogo in cui risiedevano gli amministratori beneventani sotto il governo pontificio. Sì, la città di Benevento fu l’unico enclave dello Stato Papale situato all’interno del Regno di Napoli, come avrete sicuramente letto nel nostro precedente articolo. Se non lo avete fatto, cliccate qui!


La Chiesa di Santa Sofia

Parlando di cose serie, da lontanissimo già si scorge tra i palazzi un campanile che pare quasi solitario. Procedendo sempre più giù, dietro il campanile, si intravede finalmente il celebre patrimonio dell’umanità Unesco, quello invidiato un po’ da tutti: la chiesa di Santa Sofia. Ma perchè il campanile è separato dalla chiesa, al contrario di tutti gli altri campanili? E come mai essa presenta una pianta non tradizionale, ossia nè a croce greca, nè a croce latina? Se avete visto le nostre instagram stories, sapete più o meno di cosa sto parlando. Se non le avete viste... beh, sul nostro profilo ci sono le storie in evidenza. Insomma, non avete scuse 😝

Non mi dilungo su questo argomento... per saperne di più vi toccherà seguirci e sopportarci ancora per qualche giorno muahahah

Hortus Conclusus

Immediatamente di fronte alla chiesa di Santa Sofia, imboccando il “Vico Noce” e perdendosi negli stupendi meandri dei vicoletti storici di Benevento, ci si dirige verso l’Hortus Conclusus, altro pezzo suggestivo del nostro museo a cielo aperto.

Antico giardino di un convento, l’Hortus Conclusus raccoglie le opere scultoree dell’artista locale Mimmo Paladino. La sua opera più nota rappresenta un cavallo la cui copia, neanche a farlo apposta, abbiamo avvistato due volte al di fuori di Benevento. La prima l’abbiamo vista a Bruxelles, nel parlamento europeo, la seconda a Paestum, dove una copia della statua giace tra due templi greci.

Bello, no?


Arco di Traiano

Beh, come si fa a non conoscerlo? È davvero difficile incontrare qualcuno che non sappia della sua esistenza, soprattutto perché è unico nel suo genere. L’arco di Traiano, intitolato all’imperatore romano che rese gloriosa la città di Benevento, è probabilmente il monumento storico di cui i beneventani sono più orgogliosi. Esso è diventato negli anni l’emblema della città e il simbolo di praticamente tutto ciò che riguarda la città delle streghe, dalla sua storia raccontata ovunque in città, alla sua immagine utilizzata in pratica per tutti i riferimenti a Benevento, annunci pubblicitari compresi.

L’arco di Traiano è qualcosa di unico e spettacolare, ecco perché abbiamo deciso di raccontarne storie e curiosità in un articolo a parte. Curiosi? Come biasimarvi 😌




Obelisco del tempio di Iside

Proseguendo il tragitto lungo il corso di Benevento, museo a cielo aperto, e oltrepassando l’arco di Traiano, ci si imbatte nella vista dell’obelisco neo-egizio appartenente al tempio beneventano dedicato alla dea Iside. Sì, avete letto bene. Come abbiamo già accennato nel nostro articolo sulle curiosità su Benevento (che trovate qui), la città sannita fu l’unica città situata sulla penisola italiana ad avere un tempio autoctono dedicato ad una divinità egizia.

Ciò fece sì, quindi, che nel museo egizio di Benevento vengano raccolti reperti originali provenienti dal territorio. Il museo Arcos di Benevento si distingue dal museo egizio di Torino proprio per questo, ossia l’originalità dei pezzi conservati.

Duomo di Benevento

Finalmente giunti a valle, nel punto finale di Corso Garibaldi, sorge imponente la cattedrale metropolitana di Benevento, dedicata a Santa Maria de Episcopio. Tutto questo nome lunghissimo viene sintetizzato dai beneventani in "Duomo". La chiesa fu il primo tempio cristiano eretto in città, esattamente nel VII secolo, anche se le dimensioni attuali furono raggiunte nell’VIII secolo dopo i lavori commissionati dal duca longobardo Arechi II. Rovinato da vari terremoti che, purtroppo, colpivano spesso la città di Benevento, il Duomo fu fatto ricostruire in soli quattro anni da Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII (ricordate di chi stiamo parlando? Se non ricordate, cliccate qui!), e resistette fino ai fatali bombardamenti alleati del 1943. Si salvò ben poco del tempio, tra cui il portone di ingresso, oggi celato da una copia dello stesso posta all’ingresso della Chiesa. Durante i lavori di ripristino, furono numerosi i ritrovamenti di reperti storici romani che ritardarono continuamente la riapertura del Duomo al culto, avvenuta solo nel 2012.


Curiosità: conoscete tutti San Pio da Pietrelcina (o padre Pio, che dir si voglia), no? Beh, questi fu ordinato sacerdote proprio nel Duomo di Benevento, nell’anno 1910.

Bue Apis

Proseguendo dritto, oltrepassando il duomo e lasciandosi alle spalle l’area pedonale, si giunge verso il posto della perdizione, ossia la grafferia, uno dei posti con i dolci più buoni del mondo... scherzo (non tanto ahahah). Dicevo che si scorge, in fondo, la chiesa ottocentesca dedicata alla Madonna delle Grazie. Ma immediatamente prima di arrivare alla chiesa, visibile all’angolo del crocevia che conduce verso il fiume Calore, si vede la statua raffigurante il Bue Apis. Ma cos’è, o meglio, CHI è il Bue Apis?

Per rispondere a questa domanda, ci rifacciamo alla mitologia egizia. Beh, è la rappresentazione di una divinità! Questa statua è una delle molteplici testimonianze del culto egizio a Benevento, fu ritrovata nel quartiere ebraico della città ed è un pezzo molto suggestivo del nostro museo a cielo aperto.


Torre della Biffa

Ne abbiamo parlato già indirettamente nell’articolo sulle curiosità sulla città delle streghe. Torre della Biffa, posta sulle sponde del fiume Calore, non fu altro che una piccionaia. Perché ricordiamo questa piccionaia? Stiamo per svelare l’arcano! Iniziamo dicendo che il noto architetto Vanvitelli, giunto in città per lavorare al progetto di restauro del ponte bizantino che attraversava il fiume Calore, fu ospite di una famiglia che abitava nell’antica villa adiacente a Torre della Biffa. Ebbene, durante la cena, questi affermò che quelli che stava mangiando fossero i piccioni più buoni che avesse mai assaggiato in vita sua.

Che sia vero o no, non posso di certo confermarlo 🤮... Ma è un’insolita curiosità, no? ahahah


Ponte Vanvitelli

Costeggiando il fiume Calore, superando quindi Torre della Biffa, si giunge all’oggi noto Ponte Vanvitelli, o Ponte Calore. Come già detto prima, il ponte era originariamente bizantino e fu restaurato dall’architetto noto per aver progettato la Reggia di Caserta.

Dopo la seconda guerra mondiale, un alluvione separò per vari giorni la città dal quartiere ferroviario. Il ponte fu quindi rinnovato ulteriormente: le arcate vennero ridotte a tre e la struttura fu riadattata, in modo da prevenire le frequenti piene distruttive del fiume.







Monumento a Manfredi di Svevia

Siamo finalmente giunti nella parte più bassa della città, alla fine dunque della nostra passeggiata a Benevento, il nostro museo a cielo aperto. Questo è un punto che non tutti conoscono, nemmeno in città. Attraversato il ponte e lasciandosi alle spalle il percorso già affrontato (guardando verso la stazione centrale, per capirci meglio), basta svoltare immediatamente a destra e fermarsi ad osservare il monumento celato dietro l’angolo.

Qui si commemora Re Manfredi di Svevia, morto a Benevento durante la battaglia combattuta in città. La cosa ancora più suggestiva? Appassionati della Divina Commedia, ci siete? Canto III del Purgatorio... Andiamo! Il sommo Dante Alighieri cita Benevento nel suo passo dedicato al re Manfredi. Quanti posti possono vantare lo stesso privilegio? 😍




Termina così la nostra passeggiata lungo il sentiero principale di Benevento, museo a cielo aperto.

Vi chiedo scusa per essermi dilungato così tanto, al contrario di Lonely Planet, anche se in realtà ho scritto davvero pochissimo sui monumenti che caratterizzano la città delle streghe. Ma non temete, vi aspettano altri articoli più dettagliati.

Tutto ciò ci avvicina sempre di più alla nostra settimana horror!!!!

PAURA? Beh, non vi resta che continuare a seguirci per scoprire di più!

A presto!

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